LA BAIA DI CAMINIA.
IL PARADISO IN TERRA

La Spiaggia di Caminìa è situata presso la frazione omonima nel comune di Staletti in provincia di Catanzaro, a circa 12 Km da Catanzaro Lido ed a 9 Km dalla rinomata cittadina balneare di Soverato.

E’ facilmente raggiungibile seguendo le apposite indicazioni uscendo allo svincolo della statale 106 direzione Pietragrande.

Caminia, adagiata nel tratto costiero ionico chiamato “Costa dei Saraceni”,  è una delle spiagge più belle del versante del promontorio di Copanello e dell’intero Golfo di Squillace. La spiaggia chiara e sabbiosa, molto riparata ed ampia, è incastonata tra due scogliere panoramiche che formano una baia naturale ricca di grotte, insenature e testimonianze archeologiche. Il grande successo di Caminia deriva non solo dalla sua naturale bellezza che le fa da cornice, ma anche e soprattutto dal suo mare cristallino e trasparente composto da un fondale che scende piuttosto velocemente verso il largo dove, talvolta, è possibile incontrare secche di un paio di metri di profondità.
Il mare generalmente molto calmo e trasparente, insieme alla profondità ridotta dei fondali ed alle scogliere circostanti ricche di insenature, ne fanno di questo luogo una meta ricercata per gli amanti di snorkeling e di immersione diurna e notturna (profondità media 12mt).
Particolare interessante è la grotta che si trova lungo la costa di sinistra guardando dal mare. Si tratta della bellissima grotta in cui, secondo la tradizione, sarebbero state depositate le reliquie di San Gregorio Taumaturgo. La grotta può essere raggiunta sia a nuoto, sia lungo un sentiero sulla roccia, solitamente usato come trampolino per tuffi in mare.
L’intera scogliere di Caminia è cosparsa di angoli appartati e suggestivi che possono essere raggiunti a nuoto o con una semplice canoa o pedalò.
Famosa come poche, la spiaggia di Caminia possiede una bellezza disarmante… Chi giunge qui per la prima volta non potrà fare a meno di rimanere incantato dal fascino di un golfo dalle mille tonalità di blu, dalle sue pareti rocciose e dalla splendida vegetazione mediterranea. Caminia è un vero paradiso!

LA STORIA

La storia di Caminia si lega profondamente con quella dell’antichissima colonia greca di Skylletium, distante appena 10 km, il cui mito circa la fondazione rimanda a quello delle vicende della guerra di Troia e al fondatore Ulisse, naufragato in quella terra, così come indicato da Strabone. Storicamente, in realtà, la fondazione di Skylletion la si deve con ogni probabilità alla colonia di Crotone, la quale si contendeva con la più a sud Locri Epizefiri il controllo sull’attuale istimo di Catanzaro e dei traffici marittimi presenti in questo settore costiero, proprio dove oggi si trova l’attuale Baia di Caminia; il centro di Skylletium ebbe quindi in origine la caratteristica di presidio militare sin dalla prima metà del VI secolo a.C.
Nel corso del IV secolo a.C. l’intera area passa sotto il controllo dei Brettii. Si tratta di un periodo di decadenza profonda fino alla fondazione della nuova colonia romana ad opera di Gaio Sempronio Gracco: Scolacium, città di Cassiodoro, detta anche Scylletium. Da questo momento in avanti, in età Giulio-Claudia, la colonia riacquista vitalità e prosperità grazie ad una fase di notevole sviluppo economico, urbanistico ed architettonico, per trasformarsi poi nella nuova colonia sotto Nerva, nel 96-98, col nome appunto di Colonia Minerva Nervia Augusta Scolacium.
Con il periodo storico successivo in età bizantina si hanno notizie del Senatore Cassiodoro (487583), nato proprio in questa colonia, uno dei più grandi autori della tarda romanità a cui si deve una quantità di opere di carattere teologico ed enciclopedico di valore storico inestimabile. La stessa area archeologica di Caminia è oggi indicata con il nome di Cassiodorea e le evidenze dell’antico Vivarium (vasche per l’allevamento dei pesci che facevano capo al monastero più a monte) sono ancora ben visibili a pochissima distanza, presso l’attigua scogliera di Copanello.
Il declino comincia purtroppo con la guerra greco-gotica del VI secolo e le incursioni dei Saraceni dal 902 d.C. e si conclude con l’abbandono della città nell’VIII secolo. Gli abitanti, seguendo una pratica comune in quell’epoca sul suolo italico, trasferiscono il loro insediamento sulle alture circostanti, fondando altri insediamenti tra i quali quello sulla collina prospiciente l’attuale quartiere Santa Maria di Catanzaro che contribuirà, tra le altre cose, alla fondazione della nuova città di Catanzaro.
Sempre nel periodo bizantino è proprio Caminia a fornire un approdo marittimo di servizio al castrum, nello stesso luogo dove oggi sono visibili i resti di una chiesetta chiamata Panaja. Il toponimo di questa località indica inequivocabilmente una dedicazione alla Madonna, come spesso si verificava  nella regione. Di questa chiesetta, ancora oggi, è possibile individuare una piccola abside semicilindrica orientata a nord-est impostata su un precedente muro di grande spessore (1,50 mt) realizzato in graniti. L’ipotesi è che la chiesetta facesse parte dei possedimenti del monastero di San Martino, donati nella seconda metà dell’XI secolo dal gran conte Ruggero di Calabria e Sicilia. La chiesa di S. Maria di Panaja risulta infatti elencata nel 1310 tra le chiese della diocesi.
Con l’avvento dei Saraceni e dei Normanni l’intera fascia costiera è soggetta a profondi attacchi ed incursioni via mare tant’è, ancora oggi, è ancora in uso l’appellativo di “Costa dei Saraceni”.
La fascia costiera continua nei secoli successivi a passare sotto il controllo delle diverse dominazioni che si susseguono sul territorio dell’Italia meridionale sino ad arrivare ai giorni nostri in età moderna. Con la Seconda Guerra Mondiale l’intero tratto costiero è sotto sensibile controllo militare per via della sua posizione strategica sul golfo. Vengono costruiti bunker, disseminati nei punti più panoramici, dei quali ancora oggi ne troviamo evidenza sul lato della scogliera di Copanello (bunker per cannone costiero di grande calibro).
Negli anni ’60 Caminia passa dall’oblio all’attenzione degli abitanti del relativo comprensorio di Stalettì, i quali incominciano ad usare questa fetta di spiaggia come “lido comunale”. La costruzione di piccoli ripari sotto forma di baracche estive lasciano oggi il posto a stabilimenti balneari e piccoli villaggi turistici attrezzati per una moderna ricettività turistica nazionale ed internazionale.

 

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